Roberto Fico e le storie che ho sentito con lui

Dieci anni fa, per conto di Swg, condussi una ricerca nazionale sui Meetup di Grillo, che qualche anno dopo sarebbero confluiti nel Movimento 5 Stelle. Feci interviste e partecipai a eventi tra Trieste, Prato, Treviso e Napoli. A Napoli conobbi il leader del Meetup di Napoli, Roberto Fico, eletto due giorni fa Presidente della Camera. Ricordare oggi quei giorni a conoscere i “grillini” e la traiettoria che li ha portati al 35% dei voti degli italiani, fa saltar fuori gli aspetti più moderni del Movimento: penso a qualcosa che si è cucinato in dieci anni sotto la gran cassa di Grillo e Casaleggio.

In effetti, dieci anni fa, dentro i Meetup, iniziai a osservare sul campo come le storie dei cittadini e lo storytelling potessero essere una miccia dell’aggregazione e dell’auto-organizzazione della gente sul territorio. In particolare nel Meetup napoletano si respirava un’aria elettrizzante, di passione civile e divertimento e queste sensazioni erano parte di una stessa ricetta: 1) le storie dei cittadini coinvolti nel Meetup raccontavano la pecche della vita a Napoli; 2) una profonda energia, immedesimazione e condivisione venivano generati da queste storie; 3) quindi, Fico e gli altri leader del Meetup spronavano ogni singolo partecipante a essere creatori, proponitori e responsabili di idee, progetti, iniziative e soluzioni per il bene comune a Napoli.

Oggi l’elezione di Roberto Fico sta negli equilibri della politica nazionale, ma 10 anni fa eravamo in un’epoca in cui una personalità del PD, Piero Fassino, poteva dire: «Se Grillo vuole fare politica fondi un partito. Metta in piedi un’organizzazione, si presenti alle elezioni e vediamo quanti voti prende» (2009). Non è stato facile, in effetti, per Fico arrivare dove è arrivato: le sue candidature come Presidente della Regione Campania (2010) e Sindaco (2011) sono state un fallimento. Ma la sensazione è che gli anni del Meetup napoletano siano stati di grande formazione e ispirazione per lui e gli altri grillini partenopei – a prescindere dalla coperta mediatica di faville e botti di Grillo, dei suoi V-Day, del suo potente blog nazionale.

Scrivevo nel 2008: «Le riunioni dei Meetup si animano sempre inevitabilmente quando, nell’ambito di una determinata discussione sulla politica locale, qualcuno inizia a raccontare una sua esperienza di vita nella città […] E’ interessante notare come lo story-telling sia una dinamica sociale emergente anche nel mondo parallelo dei blog».

Un aspetto caratteristico dei Meetup del 2008 era non solo di ospitare e contenere storie dal territorio. Era di stimolare i cittadini sulla presa di coscienza del loro ruolo nella società e della possibilità di incidere, partecipando, sulle decisioni della ‘politica tradizionale’ (partiti, istituzioni, ecc.). Roberto Fico, a quel tempo “organizer” del Meetup napoletano, 32 anni e tra i manager di un grande albergo, mi diceva:

«Ci devono essere modi diversi di convivere e di trovare soluzioni. Qua [all’interno del Meetup] c’è libertà ed è declinata soprattutto in due modi. C’è un principio di responsabilità personale. E c’è la libertà da interessi economici e di potere come piccole o grandi speculazioni fatte sul territorio. Se non si riusciamo ad essere così [noi dei Meetup], allora siamo già vecchi tutti quanti».

Daniele Luttazzi nel 2007 attaccava il V-Day di Grillo e in particolare il modello comunicativo di Grillo che gli sembrava estremamente dipendente dal blog. Grillo sarebbe stato “un populista” che condizionava pesantemente il modo di pensare e agire delle masse, sfruttando battute e non argomentazioni. Fico mi smontò Luttazzi:

«Luttazzi ha ragione se consideri la massa come un gruppo informe e senza facce. Ma se consideri la massa come un gruppo multiforme e cosciente di individui allora è diverso. Quindi credo che, alla fine, Luttazzi non nutra nessuna speranza verso il cambiamento perché per lui la massa resta massa».

La conseguenza di questa visione di Fico proiettava il Meetup napoletano come un Meetup di innovatori rispetto al resto d’Italia: innovatori dell’organizzazione dei cittadini nell’impegno civico, certamente. Spiegava Roberto Fico:

«noi concepiamo il nostro come un non-gruppo, come una non-organizzazione. Ci sono una serie di Meetup in giro per l’Italia che in questi due anni si sono affidati a regole forti per la loro partecipazione interna, a una struttura fortemente gerarchica, che vedono l’organizer come un leader politico, che stanno attenti a votare su tutto: tutti questi magari hanno fatto iniziative anche importanti, ma alla fine o si sono sciolti per mancanza di entusiasmo oppure hanno visto i loro membri scannarsi per questioni di potere – in particolare dopo il primo V-Day quando diverse nuove persone si sono riversate nei Meetup. Queste in particolare si affidano a una mentalità vecchia mutuata dai vecchi partiti e dalle associazioni, che come si vede non riescono a funzionare più… Invece, qua a Napoli, abbiamo deciso di prendere la rete come modello organizzativo di riferimento».

Ovviamente i Meetup, il Movimento 5 Stelle e Roberto Fico non si sono “fatti da soli”. Grillo e i Casaleggio hanno concepito, contenuto e fatto crescere questo movimento fino ad aiutare Fico e altri a essere dove sono. Ma la storia di Fico è una storia moderna, perché vede il protagonismo degli individui che vogliono collaborare tra loro per rimediare a «risultati collettivi che nessuno vuole», come direbbe Otto Scharmer. Ci racconta della volontà di esserci a condividere lo spirito della città con altri, di raccontare le proprie storie di residenti di un territorio, di agire con la propria creatività, di ri-organizzare l’impegno civile e la creatività della gente sul territorio su una base più orizzontale cioè di responsabilità personale. E’ una storia che è arrivata fino alla Presidenza della Camera.

[trovate qua la mia ricerca del 2008 sui Meetup di Grillo realizzata per Swg; trovate qua un articolo di Internazionale di questa settimana dedicato ai trend nella responsabilizzazione dei lavoratori nelle aziende e nell’auto-organizzazione in alcune imprese in giro per la Francia, tra cui Michelin; questa storia su Roberto Fico è stata originariamente pubblicata sul mio profilo Facebook; la foto di questo post è stata scattate a Napoli il 20 dicembre 2007, partecipando al Meetup di Grillo di Napoli]

[Il popolo di Grillo è ‘un prodotto del vasto universo del centrosinistra. «Queste opinioni dei cittadini non rappresentano un] fenomeno contro la politica e i partiti, ma una domanda più alta di politica […]. Si tratta di gente che ha una coscienza politica, molti sono o sono stati elettori di centrosinistra con una venatura etica profonda, che c’è sempre stata e non ha mai perso spazio» (Roberto Weber nel 2007).

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