La strada non presa

Milano, luglio 2008. Sono a Milano dentro un enorme edificio. Accanto c’è un orecchio ancora più grande. E’ il ripetitore che spara il segnale dagli studi di Mediaset verso lo spazio, l’Italia e il mondo. Sono una marionetta tra le marionette legate a quell’orecchio.

Sono là e devo scegliere se accettare un incarico professionale a Milano per sviluppare la comunità digitale del programma tv “Le Iene” di Italia 1.

Sono autore e scrivo da quando ero bambino, dal giornalino di casa, a quello di classe, a quello del liceo… a molte altre testate cartacee e poi digitali, prima a Trieste e poi a Roma. Ma anche ascolto storie da quando ero bambino, da quando nella cucina di mia nonna lei incontrava sua sorella in visita per qualche giorno e si scambiavano i ricordi, le risate e le lacrime della vita insieme a Trieste da giovani… fino alle storie che ho raccolto da adulto nella mia vita di ricerca e professionale, tra Roma, Milano, Trieste e Belfast.

Sono là a Milano. Potrei scegliere di mettermi dentro questo mega ordigno di Mediaset. Oppure… ho dei sogni: di essere utile alla comunità, alla mia casa, al mio territorio.

Scelgo di tornare a Trieste, di uscire dal mega ordigno e di tuffarmi nei sogni.

Gradualmente inizio a spendere tutto il mio essere e il mio denaro sul mio territorio, provando a vivere tra Carso e Trieste, coi triestini e i carsolini. Compro una piccolissima casa in Carso.

Provo a vivere della campagna, organizzando corsi pratici di orticoltura, per anni: vi partecipano centinaia di persone, ma non riesco a pareggiare le spese. 

Malgrado innumerevoli tentativi tanta parte della mia vita personale e delle mie relazioni si sfaldano e risfaldano. «No guanta», direbbero. 

Scavo ancora. Mi ritrovo in camminate silenziose sul monte Lanaro – Volnik: un luogo per gran parte abbandonato dagli uomini, sia perché zona interdetta ai civili durante l’ex Jugoslavia, sia perché la pastorizia del Carso dal dopoguerra non è sostenibile quasi più per nessuno. Non ci trovi più i pastori, le pecore o i soldati, ma ci trovi la pace del bosco, una fauna sempre più ricca e, pian piano, forse, puoi intravedere te stesso.

Imparo la lingua slovena camminando con un dizionario in mano per le strade del mio paese, recuperando la lingua di tanti dei miei avi e iniziando a capire qualcosa della loro cultura.

Tornare a casa è stato l’inizio di una fine ma anche un nuovo inizio: a scoprire le proprie radici in tutti i sensi possibili.

Dal 2016 sono tornato a occuparmi di storie, contenuti, autori e di chi ascolta, guarda o legge.

Avrò scelto la strada giusta? E’ una domanda sbagliata.
Sento la fragilità e la forza della scelta.
Da ogni strada porti a casa qualcosa.

Due strade divergevano in un bosco ingiallito,
e dispiaciuto di non poterle entrambe percorrere
restando un unico viaggiatore, a lungo ho sostato
e ne ho osservata una, giù, più lontano che potevo
fino a dove curvava nel sottobosco…
(“La strada non presa” di Robert Frost, leggi tutta la poesia)

(nella foto, la strada dei campi di Pliskovica, verso Vidovško, in Carso a Primavera)

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