Shakespeare… e il cambiamento climatico

Da settembre partecipo al favoloso corso di ‘teatro olistico’ presso l’Associazione Magnolia a Trieste. Ieri, per il compleanno del Bardo, ho avuto la fortuna di conoscere questo testo letto da Antonella Stransciach e scelto dalla sapiente Daniela Dellavalle:

«I bizzarri grovigli di sentieri
Nel verde fastoso non essendo più usati
Non si distinguono più. I mortali umani
Non hanno più le loro gioie invernali.
Nessuna notte è benedetta da inni e canzoni.
Perciò la luna, che governa i flutti,
Pallida di rabbia, bagna tutta l’aria
E fa abbondare le malattie reumatiche;
A causa di questi scompensi vediamo
Le stagioni alterarsi; geli canuti
Cadono nel fresco grembo della rosa
Scarlatta e nella sottile e gelata corona
Del vecchio inverno fiorisce una ghirlanda
Odorosa di dolci boccioli estivi
Come in una beffarda mascherata. La primavera,
L’estate, il fecondo autunno, l’inverno
Rabbioso si scambiano le livree abituali
E il mondo stupefatto non riconosce più
I frutti delle stagioni. E questa progenie
Di mali nasce dalle nostre liti
E discussioni. Ne siamo noi l’origine
E i genitori.»

[‘Sogno di una notte di mezza estate’, 1595]

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