Comodità

Volevo dirvi la storia di tre querce. Vi racconterò una storia su chi vive nella mia via e mi farò aiutare da un romanzo.

Qualche ghianda, al limitare tra Carso e Trieste, più di cinquant’anni fa, generava quegli alberi. Alla mattina erano la scena per una famiglia di gazze: il gioco, la caccia, le chiacchiere. Osservavo le querce dal balcone, prima di uscire per andare al lavoro. La luce filtrava, oscillavano le sagome sfuggenti delle gazze, delle foglie e dei rami della chioma. Anche quelle querce, tra i tanti alberi della valle del rio Martesin, erano la corona intorno alle evoluzioni di due falchi, di casa, qua, tra campagna e città.

C’era un progetto per abbattere le querce e far posto a cinque parcheggi. «Aumenteremo il valore dei condomìni» e potremo parcheggiare ancora più comodamente sotto casa, dicevano per le scale del nostro palazzo.

«I prodotti più spettacolari di quattro miliardi di anni di vita hanno bisogno di aiuto» scrive Richard Powers nel suo toccante romanzo, “Il sussurro degli alberi”, premio Pulitzer 2019.

«Xè pien de alberi qua, cossa ne servi», mi ha detto una passante che vive qualche decina di metri più avanti, aggressiva, di fronte ad alcuni miei dubbi ad alta voce, sulla sorte degli alberi. «La conferma degli altri», per Powers, è «un male di cui morirà l’intera specie».

Powers firma eleganti pagine consce delle parole di giornalisti, scrittori, scienziati, viandanti, poeti e credenti. Tesse le storie di otto donne e uomini che, presto o tardi nella loro vita, hanno la fortuna di coltivare una relazione con degli alberi, ai nostri tempi, quelli in cui «la grande piramide della vita sta crollando».

Le intuizioni e i dati attinti da giornalisti, scrittori, scienziati, viandanti, poeti e credenti ci permettono di guardare dentro il bosco. Ci riportano, insieme, a Yggdrasill, il grande albero dei miti scandinavi che, a sua volta, ci suggerisce come la connessione tra il passato e il futuro passi per gli alberi, per la natura.

Il libro di Powers e i cinque nuovi parcheggi a Gretta sono tra le opere che suggeriscono chi siamo, oggi.

Quei tre alberi davano un po’ d’ombra e di ombra ne avremo sempre più bisogno, mentre diventiamo vecchi, i nostri figli crescono e il clima diventa più torrido. Tutto l’anno tenevano la terra insieme, tra i condomìni, alla faccia delle piogge torrenziali e dei venti impazziti. Davano il loro umile contributo ad assorbire l’anidride carbonica e erano protagonisti di molti altri ruoli, sia concretamente utili, sia di ristoro e ispirazione per lo spirito.

Le auto e i parcheggi prevalgono. Rispondono, assieme a molto altro, a «quell’obiettivo di diecimila anni di storia, ciò che il cervello umano brama più di qualsiasi altra cosa e che la natura si rifiuterà di offrire: la comodità».

È vero, come dice Powers, che «i prodotti più spettacolari di quattro miliardi di anni di vita hanno bisogno di aiuto». Quei prodotti spettacolari sono gli alberi o siamo noi?

La ricerca della comodità ci porta, assieme a molto altro, al palese collasso delle risorse ecologiche e agli eventi metereologici estremi che registrano almeno 9 morti, solo in Italia, nell’autunno 2019. La ricerca della comodità si mangia la nostra relazione intima con gli alberi, cioè la nostra comprensione emotiva del mondo naturale, cioè il nostro confronto con la vita, in tutte le sue forme. Senza questa relazione, difficile e origine di tormenti, resta solo la comodità e l’aumento del «valore dei condomìni».

[“Il sussurro degli alberi”, The Overstory, oltre 600 pagine, è stato pubblicato nel 2018 negli Stati Uniti. Nel 2019 è stato pubblicato in Italia, dall’editore La nave di Teseo e nello stesso anno ha vinto il Premio Pulitzer. Grazie a S.M. che mi ha segnalato questo capolavoro. Mi piace la recensione del libro sul New York Times]

 

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