Storytelling

Da adulto, mi sono appassionato alle storie quando ho iniziato a trafficare coi blog. Nel 2004 aprivo questo blog, leggevo David Weinberger e di un nuovo paradigma dell’informazione. Ho sviluppato la mia passione nel 2006 tra Belfast, nel corso del mio Master in Antropologia Sociale alla Queen’s University e l’isola adriatica di Lussìn (“Lošinj” in croato). Lì, i lussignani mi istruivano sull’importanza delle ‘storie minime‘: storie fatte di persone, con le loro passioni e unicità, resilienti di fronte alla Grande Storia della politica, dei media tradizionali e dei libri di testo.

Perché le storie, oggi?

Le storie sono, per la vita professionale e privata, un radicamento e una base del proprio futuro. Essere coscienti delle proprie storie ci dà consapevolezza di cosa, nel profondo, è importante per noi, oggi e anche domani: saper esprimere le nostre storie ci consente di ‘risuonare’ nel mondo di tanti altri.

Riprendere, prendere coscienza e raccontare storie oggi è un’attività sempre più centrale in una miriade di campi, proprio per i motivi suddetti: nel marketing, nel benessere personale, nel team-building oltre che ovviamente nell’editoria.

Trovo significativo che lo storytelling stia riemergendo in quest’epoca post-industriale in cui le grandi istituzioni del ‘900 sono in crisi, come lo Stato, i media tradizionali, la Chiesa… per non parlare del Pianeta Terra che è in crisi a causa nostra. La nostra è un’epoca in cui il peso e la responsabilità della società potrebbe tornare sulle spalle delle persone. L’educazione sentimentale e le soft skills sono una condizione perché gli individui e le comunità possano farsi carico di sé e del nostro destino collettivo. Armeggiare con le proprie storie può essere un grande passo per tutto questo.

Alcune storie di cui sono (co)autore e di cui sono contento

– (2018) Sara Devetak e le storie da una fisarmonica in cantina, basata a Vrh – San Michele, nel Carso goriziano.
– (2018), Roberto Fico e le storie che ho sentito con lui, basata sulla mia ricerca condotta nel 2008 sui Meetup di Beppe Grillo
– (2015) Drago, in cui contribuisco alla sceneggiatura, nel documentario diretto da Massimiliano Milič sulla storia di nostro nonno
– (2011), Quel giorno che no gavemo più podesto pregar nela nostra lingua, un documentario corto di cui sono co-autore con Fabrizio Pizzioli, basato su una delle storie dei lussignani
– (2007), Storia del nome, di Noyes Piccini Abramich, una storia raccolta a Lussingrande (Veli Lošinj)

I miei corsi di storytelling

Dal novembre 2017 ho iniziato a proporre una serie di corsi di storytelling, col supporto di una serie di amici e professionisti con cui collaboro, tra cui Elena Cobez. Se vuoi, puoi dare un’occhiata a uno di questi corsi sul sito di Joseph, l’associazione che ho co-fondato nel 2015.

«è sempre più raro incontrare persone che sappiano raccontare qualcosa come si deve: e sempre più spesso si diffonde l’imbarazzo quando, in una compagnia, qualcuno esprime il desiderio di sentir raccontare una storia. E’ come se fossimo privati di una facoltà che sembrava inalienabile, la più certa e sicura di tutte: la capacità di scambiare esperienze.
Una causa di questo fenomeno è evidente: le quotazioni dell’esperienza sono crollate. […] Con la guerra mondiale incominciò a manifestarsi un processo che da allora non si è più arrestato. […] Una generazione che era ancora andata a scuola col tram a cavalli, si trovava, sotto il cielo aperto, in un paesaggio in cui nulla era rimasto immutato fuorché le nuvole, e sotto di esse, in un campo di forze attraversato da micidiali correnti ed esplosioni, il minuto e fragile corpo dell’uomo»
(Walter Benjamin, Il narratore)