Il pastore

Pepi Antonič era l’erede.
 
La sua eredità erano duemila pecore.
 
L’eredità era dura, ma nobile, tramandata per generazioni.
 
Pepi e il suo gregge di stagione in stagione giravano, da casa, a Cerovlje sul Carso, per un diametro di quasi cento chilometri, tra Grado e il monte Nanos.
 
Era andata così per generazioni. Erano pascoli distanti, enormi, in un paesaggio in cui la natura dominava sull’uomo e non viceversa. Anzi, l’uomo era la natura. Non era ancora uscito da lei.
 
Poi, caddero le bombe su questo mondo con radici millenarie. La generazione di Pepi si trovò «sotto il cielo aperto in un paesaggio in cui nulla era rimasto immutato fuorché le nuvole e sotto di esse».
 
Dopo la seconda guerra mondiale, sorgono nuovi iper competitivi mercati agricoli basati sulla chimica post-bellica. Come se non bastasse, la cortina di ferro taglia fuori i pascoli di Pepi. Il quale non può far altro che arrendersi. Porta per un’ultima volta le sue migliaia di pecore sotto il monte Nanos.
 
Le vende tutte.
 
Passano i decenni.
 
Poi, il vento inizia a cambiare.
 
L’ultima generazione degli Antonič decide di andarsi a riprendere le pecore sotto lo stesso monte.
 
Il documentario corto di Massimiliano Milic e di Terroir Films racconta una storia di cui abbiamo bisogno: quella delle pecore carsoline degli Antonič e di Andrej Štoka.
Eccola qua:

The Shepherd – Made in Karst from Massimiliano Milic on Vimeo.

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